I dati dell’Associazione Bancaria Italiana pubblicati in ottobre 2026 fotografano un mercato del credito in piena espansione: i finanziamenti bancari a famiglie e imprese hanno registrato una crescita prestiti bancari del 3,7% su base annua a settembre 2026, accelerando rispetto al +3,5% di agosto. Non si tratta di un rimbalzo isolato — dietro a questa cifra c’è una tendenza che dura ormai da oltre un anno e mezzo, con dinamiche diverse tra il segmento famiglie e quello delle imprese.
Ventuno mesi di fila per le famiglie, quindici per le imprese
Il dato più significativo non è la percentuale in sé, ma la sua continuità. Per le famiglie, settembre 2026 segna il ventunesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti: una serie che ha preso avvio a marzo 2025 e non si è mai interrotta. Per le imprese, il ciclo espansivo è partito più tardi, ma conta comunque quindici mesi consecutivi di aumento.
Questi numeri non sono un dettaglio tecnico: indicano che la domanda di credito si è stabilizzata su livelli positivi nel tempo, superando la fase di contrazione che aveva caratterizzato il periodo dei tassi elevati. La direzione è chiara — anche se la velocità e le ragioni possono variare tra un segmento e l’altro.
Imprese avanti, famiglie in recupero
Guardando al mese di agosto 2026 — l’ultimo per cui l’Abi ha fornito dati disaggregati — emergono differenze rilevanti tra i due comparti. I prestiti alle imprese erano cresciuti del 4,2% anno su anno, mentre quelli alle famiglie si erano fermati al 2,9%. Una forbice di oltre un punto percentuale che racconta due velocità distinte.
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Le imprese, in questa fase, sembrano spingere di più sull’acceleratore del credito — probabilmente per sostenere investimenti, scorte o cicli produttivi. Le famiglie crescono a un ritmo più contenuto, ma la tendenza rimane comunque positiva e costante. Il fatto che entrambi i segmenti stiano espandendo i finanziamenti in parallelo è, in sé, un segnale di vitalità del sistema bancario nel suo complesso.
I tassi salgono: cosa significa per chi chiede un mutuo o un prestito
C’è però un elemento che merita attenzione diretta. Secondo i dati Abi di settembre 2026, i tassi di interesse su mutui e finanziamenti alle imprese sono saliti leggermente. Non si tratta di un’inversione brusca, ma di un rialzo che va monitorato — soprattutto da chi sta valutando di accendere un mutuo o richiedere un prestito nei prossimi mesi.
Per chi ha già un mutuo a tasso variabile, ogni variazione dei tassi di riferimento si traduce in una modifica della rata — anche piccola, ma concreta. Per chi invece sta per firmare un contratto nuovo, la differenza tra TAN e TAEG rimane la variabile da guardare con attenzione: il tasso nominale racconta solo una parte del costo reale del finanziamento. Il TAEG include commissioni, spese accessorie e altri oneri, ed è l’unico indicatore che permette un confronto corretto tra offerte diverse.
Un esempio pratico: su un mutuo da 150.000 euro a 20 anni, anche una variazione di 20-30 punti base sul tasso può tradursi in una differenza di decine di euro al mese sulla rata — e di migliaia di euro sull’intera durata del finanziamento. Non è un dettaglio trascurabile.
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La crescita prestiti bancari vista nel contesto più ampio
Il ciclo di espansione del credito che l’Abi ha documentato — con inizio a marzo 2025 — si inserisce in un contesto in cui i tassi della BCE hanno iniziato a scendere rispetto ai picchi del 2023-2024, rendendo il credito progressivamente meno oneroso per famiglie e imprese. Questo ha allentato la pressione che per molti mesi aveva frenato la domanda di finanziamenti.
La crescita prestiti bancari non è, di per sé, un indicatore di rischio — anzi, in un sistema sano è un segnale di fiducia nell’economia. Ma c’è una variabile da tenere sotto osservazione: il deterioramento della qualità del credito. Quando i prestiti crescono rapidamente, aumenta anche la probabilità che una quota di quei finanziamenti incontri difficoltà di rimborso, soprattutto se il contesto economico dovesse peggiorare. Le banche e i regolatori monitorano questo indicatore con attenzione proprio per evitare che un’espansione del credito si trasformi in un accumulo di posizioni problematiche.
Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi
Per un lettore che non lavora in banca ma che ha — o sta valutando — un mutuo, un prestito personale o un finanziamento aziendale, i dati Abi offrono alcune indicazioni pratiche:
- Il credito è più accessibile rispetto a un anno fa, ma i tassi mostrano segnali di leggero rialzo a settembre 2026: non è il momento di abbassare la guardia sul costo del finanziamento.
- Confrontare le offerte usando il TAEG, non solo il tasso nominale, resta la regola base per chiunque stia valutando un prestito o un mutuo.
- La continuità della crescita — ventuno mesi per le famiglie, quindici per le imprese — suggerisce che il sistema bancario sta erogando credito in modo strutturato, non episodico.
- Chi ha un mutuo a tasso variabile deve continuare a monitorare l’Euribor, che rimane il parametro di riferimento principale per la variazione della rata.
I dati completi del rapporto Abi sono consultabili direttamente sul sito di Rai News, che ha riportato la sintesi dell’analisi dell’associazione.
Il quadro che emerge dal mese di settembre 2026 è quello di un sistema creditizio in espansione, con una domanda sostenuta sia dalle famiglie sia dalle imprese. La crescita prestiti bancari al +3,7% annuo rappresenta un’accelerazione rispetto ad agosto e conferma una tendenza che dura ormai da oltre un anno. Il nodo da seguire nei prossimi mesi è uno solo: se i tassi in leggero rialzo riusciranno a frenare questa corsa, o se la domanda di credito continuerà a mantenersi robusta nonostante il costo del denaro torni a salire.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
