L’INPS ha pubblicato il 15 ottobre 2026 i dati definitivi sulla previdenza italiana: la spesa pensioni INPS 2025 ha raggiunto 372,4 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Dietro questo numero — enorme per qualsiasi parametro di confronto — ci sono 16.405.073 pensionati, un sistema previdenziale che pesa in modo crescente sui conti pubblici e un divario di reddito tra uomini e donne che non accenna a ridursi.
Cosa dicono i numeri: 372,4 miliardi e 23 milioni di prestazioni
Il dato aggregato è già di per sé significativo, ma diventa ancora più eloquente se si scende nel dettaglio. Al 31 dicembre 2025, l’INPS ha erogato complessivamente 23.181.898 prestazioni pensionistiche. Il numero supera quello dei pensionati perché molte persone percepiscono più di una prestazione — per esempio una pensione di vecchiaia e un assegno di invalidità.
L’importo medio annuo si attesta a 16.066 euro: una cifra che, divisa per dodici mensilità, corrisponde a circa 1.339 euro al mese lordi. Non è una cifra omogenea: nasconde situazioni molto diverse, dalle pensioni minime sociali agli assegni più elevati delle categorie con carriere lunghe e redditi storicamente alti.
Sul fronte della composizione, tre quarti delle prestazioni erogate hanno natura previdenziale, cioè derivano da contributi versati durante la vita lavorativa. La quota restante comprende prestazioni assistenziali — come le pensioni sociali e gli assegni di invalidità civile — finanziate dalla fiscalità generale.
Chi sono i 16 milioni di pensionati italiani
Il gruppo più numeroso è quello dei titolari di pensione di vecchiaia: ben 11,5 milioni di persone, ovvero la grande maggioranza del totale. Si tratta di chi ha raggiunto l’età e i requisiti contributivi previsti dalla normativa vigente per accedere al trattamento ordinario.
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Sul fronte del genere, le donne rappresentano il 51% dei pensionati — sono quindi la maggioranza numerica — ma percepiscono redditi pensionistici significativamente più bassi. I pensionati uomini incassano in media il 33% in più rispetto alle donne. È un divario che rispecchia decenni di differenze nel mercato del lavoro: carriere più discontinue, maggiore ricorso al part-time, settori d’impiego mediamente meno remunerativi e periodi di interruzione legati alla cura familiare. Il risultato si cristallizza nella pensione finale, dove le disuguaglianze accumulate nel tempo diventano strutturali e difficilmente reversibili.
Il divario geografico: il Nord concentra pensions e importi più alti
Non è solo una questione di genere. La geografia conta, e molto. Le regioni settentrionali concentrano la quota più alta di pensionati e di prestazioni erogate, con importi medi che si collocano il 7,2% al di sopra della media nazionale.
Questo riflette una struttura economica storicamente più solida al Nord: retribuzioni più elevate, carriere lavorative più regolari, minore incidenza del lavoro sommerso e una maggiore densità industriale che ha garantito contribuzioni più alte nel tempo. Al contrario, le regioni meridionali mostrano pensioni medie più contenute, con tutto ciò che ne consegue in termini di tenore di vita per le famiglie che dipendono quasi esclusivamente da queste entrate.
Il dato geografico non è solo una curiosità statistica: incide direttamente sulla capacità di consumo locale, sul mercato immobiliare e sull’equilibrio demografico di interi territori, dove spesso la pensione del nonno è l’unico reddito fisso del nucleo familiare allargato.
Perché la spesa pensioni INPS 2025 cresce del 2,3%
Un aumento del 2,3% in un anno può sembrare contenuto, ma su una base di oltre 360 miliardi significa in termini assoluti circa 8 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente. Le ragioni di questa crescita sono strutturali.
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In primo luogo, il meccanismo di rivalutazione automatica delle pensioni all’inflazione — la cosiddetta indicizzazione — porta ogni anno a un adeguamento degli importi che si riflette direttamente sulla spesa complessiva. In secondo luogo, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana fa sì che il numero di nuovi pensionati superi costantemente quello di chi cessa di percepire la prestazione per decesso. Il saldo demografico, in altre parole, continua a spingere verso l’alto la platea dei beneficiari.
Questo schema — più pensionati, importi rivalutati, spesa crescente — non è una novità del 2025, ma si ripete con regolarità da anni e pone interrogativi seri sulla sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale italiano, che resta tra i più costosi d’Europa in rapporto al PIL.
Cosa significa il dato medio di 16.066 euro annui
L’importo medio di 16.066 euro annui va letto con cautela. È una media aritmetica su una distribuzione molto asimmetrica: pochi assegni molto elevati tirano su la media, mentre la maggioranza dei pensionati percepisce importi inferiori.
Per fare un esempio concreto: chi riceve la pensione minima INPS — che nel 2025 si colloca su valori nettamente inferiori alla media — vive in condizioni molto diverse da chi percepisce una pensione da dirigente o da libero professionista con una lunga carriera contributiva. La media da sola non racconta questa distribuzione, e rischia di dare un’immagine rassicurante di un sistema che per molti — specialmente donne, lavoratori del Sud e chi ha avuto carriere discontinue — offre importi ben più bassi di 1.300 euro al mese.
Chi vuole approfondire la struttura del sistema previdenziale italiano può consultare direttamente il portale ufficiale INPS, dove sono disponibili le elaborazioni statistiche complete.
I dati INPS sulla spesa pensionistica 2025 fotografano un sistema in lenta ma costante espansione, sostenuto da una platea di beneficiari che cresce e da importi che si adeguano all’inflazione. Le criticità che emergono — il divario di genere del 33%, la concentrazione geografica al Nord, la distanza tra pensione media e pensione reale per le fasce più deboli — non sono nuove, ma continuano a essere irrisolte. Capire questi numeri non serve solo a chi è già in pensione: serve a chi sta lavorando oggi e costruisce, contributo dopo contributo, il proprio futuro previdenziale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
