La legge di bilancio 2026 introduce aumenti strutturali dell'Ires e dell'Irap per banche e assicurazioni, raddoppia la Tobin tax e stanzia 22 miliardi di euro in misure f
La legge di bilancio 2026 — formalmente Legge n. 199/2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 301 il 30 dicembre 2025 e in vigore dal 1° gennaio 2026 — ridisegna in modo significativo il carico fiscale su banche, assicurazioni e operatori dei mercati finanziari. Con una manovra da 22 miliardi di euro articolata in 21 articoli, il governo Meloni ha scelto di concentrare parte del prelievo aggiuntivo sui settori che negli anni scorsi hanno registrato margini storicamente elevati, a partire dal sistema bancario e assicurativo.
Cosa prevede davvero la manovra da 22 miliardi
Ventuno articoli per 22 miliardi di euro: la legge di bilancio 2026 è una manovra relativamente compatta nella struttura, ma con effetti che toccano imprese, intermediari finanziari e risparmiatori in modo diretto. Il testo non è una lista di bonus sparsi, ma un intervento che modifica le aliquote di alcune imposte strutturali — IRES e IRAP in primo luogo — e ridisegna la tassazione sulle transazioni finanziarie attraverso il raddoppio della cosiddetta Tobin tax.
Capire dove va il prelievo è essenziale: non per chi fa finanza di professione, ma per chiunque abbia un conto corrente, un fondo pensione, un investimento in azioni o semplicemente voglia capire perché le banche potrebbero rivedere le proprie politiche commerciali nei prossimi mesi.
IRES e IRAP: il prelievo aggiuntivo su banche e assicurazioni
La misura più rilevante per il settore finanziario riguarda l’aumento dell’IRES — l’imposta sul reddito delle società — e dell’IRAP — l’imposta regionale sulle attività produttive — applicato in modo specifico a banche e compagnie assicurative. Si tratta di una scelta selettiva: non un aumento generalizzato per tutte le imprese, ma un intervento mirato su categorie che operano in un contesto di margini ancora sostenuti nonostante il ciclo dei tassi abbia iniziato a invertirsi.
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L’IRES è l’imposta ordinaria che le società pagano sui propri utili. Le banche, come tutte le imprese, la versano ogni anno in base al reddito imponibile. L’IRAP, invece, è un’imposta regionale che colpisce il valore della produzione netta: per gli istituti di credito il calcolo è diverso rispetto alle imprese manifatturiere, perché tiene conto del margine di intermediazione. Un aumento di entrambe le aliquote per questo comparto significa, in termini pratici, una riduzione degli utili netti disponibili — con effetti potenziali su dividendi, accantonamenti e politiche di credito.
La legge di bilancio 2026 conferma questa direzione senza lasciare margini interpretativi: le modifiche sono strutturali, non temporanee. Non si tratta di un contributo straordinario una tantum come quello tentato — con esiti controversi — nei mesi precedenti, ma di una revisione delle aliquote che si consolida nel tempo.
Il raddoppio della Tobin tax: chi paga e su cosa
Il secondo intervento di peso riguarda la Tobin tax, ovvero l’imposta sulle transazioni finanziarie introdotta in Italia nel 2013. La legge di bilancio 2026 ne raddoppia le aliquote: una scelta che incide direttamente su chi opera sui mercati azionari italiani, sia investitori istituzionali sia, in misura minore, risparmiatori privati.
È utile ricordare come funziona questa imposta. La Tobin tax italiana si applica agli acquisti di azioni e altri strumenti partecipativi emessi da società italiane con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro, nonché alle operazioni ad alta frequenza e ai derivati su azioni italiane. L’imposta non colpisce le vendite, ma gli acquisti — e non si applica alle obbligazioni, ai titoli di Stato o agli ETF che replicano indici esteri.
Con il raddoppio delle aliquote previsto dalla legge di bilancio 2026, il costo di ogni acquisto di azioni italiane soggette all’imposta aumenta. Per un investitore privato che compra 10.000 euro di azioni Eni o Intesa Sanpaolo, l’impatto in termini assoluti rimane contenuto — ma per i fondi e gli operatori istituzionali che muovono volumi elevati, l’effetto cumulato è tutt’altro che trascurabile. C’è poi un rischio di secondo livello: un aumento della Tobin tax può ridurre la liquidità sui titoli italiani, rendendo più costosi gli scambi e potenzialmente penalizzando la competitività di Borsa Italiana rispetto ad altri mercati europei.
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Cosa cambia per chi investe in azioni italiane
Il raddoppio della Tobin tax non è una misura neutra per il risparmiatore che gestisce autonomamente un portafoglio. Chi utilizza un piano di accumulo su titoli azionari italiani — acquistando ogni mese una quota di azioni — vedrà aumentare il costo fiscale di ogni singolo acquisto. Chi opera con frequenza maggiore, magari su derivati o strumenti con leva, subisce un impatto proporzionalmente più alto.
Attenzione, però, a non generalizzare. Gli ETF che replicano indici internazionali — anche se comprendono titoli italiani — non sono soggetti alla Tobin tax italiana nella stessa misura. Chi investe su un ETF che replica l’indice MSCI World o l’S&P 500 non è direttamente colpito da questa misura. La logica dell’imposta rimane ancorata agli acquisti diretti di singoli titoli azionari italiani.
Una manovra selettiva, non universale
È importante evitare una lettura distorta della legge di bilancio 2026: non è una manovra che aumenta le tasse a tutti. Gli interventi più rilevanti sul versante del prelievo aggiuntivo sono concentrati su banche, assicurazioni e operatori finanziari. La legge prevede anche misure di sostegno, ma i dettagli specifici — importi, beneficiari, requisiti — devono essere verificati direttamente sul testo ufficiale prima di considerarli applicabili alla propria situazione.
Il testo completo della legge è disponibile attraverso il Senato della Repubblica, che ha pubblicato la versione integrale del provvedimento. Consultare la fonte primaria resta il modo più sicuro per capire se e come una specifica misura si applica alla propria realtà — che si tratti di un’impresa, di un intermediario finanziario o di un privato con un portafoglio di investimenti.
Quello che la legge di bilancio 2026 disegna con chiarezza è un sistema in cui il settore bancario e finanziario contribuisce in misura maggiore al gettito fiscale, attraverso strumenti strutturali — non temporanei. Per il risparmiatore comune, il messaggio pratico è semplice: monitorare come questi cambiamenti si traducono nelle politiche commerciali degli istituti di credito e nei costi di transazione sui mercati italiani nei prossimi mesi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
