I dati dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) relativi a settembre 2026 certificano un’accelerazione nella crescita dei prestiti a banche famiglie imprese: il tasso di variazione annua ha raggiunto il +3,7%, in rialzo rispetto al +3,5% registrato ad agosto 2026. Non si tratta di un rimbalzo isolato, ma del segnale più recente di una tendenza che dura ormai da quasi due anni — ventuno mesi consecutivi di crescita per i finanziamenti bancari alle famiglie, con un’origine che risale alla primavera del 2025.
Cosa dicono davvero i numeri dell’Abi
Il rapporto mensile dell’Abi è uno strumento di lettura del mercato del credito italiano che va letto con attenzione, senza trasformarlo in un titolo trionfalistico. Il +3,7% su base annua a settembre 2026 è un dato concreto, verificabile e coerente con la sequenza dei mesi precedenti. L’accelerazione — anche se di soli 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto — conferma che la direzione non è cambiata.
La crescita riguarda sia le famiglie che le imprese, due categorie con esigenze di credito molto diverse tra loro. Per le famiglie si parla principalmente di mutui e prestiti personali; per le imprese, invece, entrano in gioco i finanziamenti per investimenti, liquidità e capitale circolante. Il fatto che entrambe le categorie registrino una tendenza positiva è un segnale di una ripresa della domanda di credito più ampia e strutturata.
Ventuno mesi di crescita consecutiva: cosa significa davvero
Una sequenza di ventuno mesi consecutivi di crescita nei finanziamenti bancari alle famiglie non è un dato banale. Significa che, a partire dalla primavera del 2025, mese dopo mese, il saldo tra nuovi prestiti erogati e rimborsi ha continuato a espandersi. Non si è trattato di un picco momentaneo, ma di una tendenza sostenuta nel tempo.
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Per capire il contesto: nella fase di rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, tra il 2022 e il 2023, il credito bancario aveva subito una contrazione significativa. Il costo del denaro più alto aveva frenato la domanda di mutui e prestiti, sia da parte delle famiglie che delle imprese. La ripresa iniziata nella primavera del 2025 riflette quindi un cambio di scenario — con tassi in discesa e una domanda che ha ricominciato a muoversi.
È importante non confondere la crescita del volume dei prestiti con una misura diretta del benessere economico. Un aumento dei finanziamenti può indicare fiducia e investimento, ma può anche riflettere una maggiore necessità di liquidità. I dati dell’Abi fotografano il mercato, non interpretano le motivazioni dei singoli mutuatari o delle singole aziende.
Famiglie e imprese: due domande di credito diverse
Per le famiglie, la ripresa del credito si lega principalmente al mercato immobiliare e ai consumi. Dopo un periodo in cui l’accesso al mutuo era diventato più oneroso — con rate mensili sensibilmente più alte rispetto al periodo pre-rialzo dei tassi — una progressiva riduzione del costo del denaro ha rimesso in moto le richieste. Chi aveva rimandato l’acquisto di una casa, chi aveva aspettato condizioni più favorevoli, ha ricominciato a bussare agli sportelli bancari.
Per le imprese, il discorso è articolato. Le piccole e medie imprese italiane dipendono storicamente dal credito bancario in misura maggiore rispetto alle grandi aziende, che possono accedere ai mercati obbligazionari. Un aumento dei finanziamenti alle imprese può indicare una ripresa degli investimenti produttivi, ma può anche segnalare una maggiore richiesta di credito a breve termine per sostenere la liquidità operativa. Senza un dettaglio per tipologia di prestito, è difficile distinguere le due componenti dai soli dati aggregati dell’Abi.
Il report Abi come bussola mensile del mercato del credito
Il rapporto mensile dell’Abi è uno dei principali strumenti di monitoraggio del sistema bancario italiano. Viene pubblicato regolarmente e consente di seguire l’evoluzione dei volumi di credito, dei tassi applicati e delle principali dinamiche del mercato. Per chi vuole capire la direzione del sistema finanziario domestico, è una lettura imprescindibile — disponibile direttamente sul sito ufficiale dell’associazione.
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La sequenza dei dati mensili — da agosto a settembre 2026, con il passaggio da +3,5% a +3,7% — mostra che l’accelerazione è reale, anche se contenuta. Non è un balzo improvviso, ma un passo in avanti coerente con la tendenza in atto. Per chi segue il mercato del credito attraverso le pubblicazioni ufficiali dell’Abi, il dato di settembre 2026 si inserisce in una narrativa già nota: il credito a famiglie e imprese ha ripreso a crescere e, per ora, non mostra segnali di inversione.
Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi
Un trend di ventuno mesi è solido, ma non eterno. Ci sono alcune variabili che nei prossimi trimestri potrebbero influenzare la direzione dei prestiti a banche famiglie imprese in Italia. La prima è il comportamento della Banca Centrale Europea: eventuali variazioni nei tassi di riferimento si trasmettono, con tempi diversi, ai tassi applicati su mutui e prestiti, modificando l’appetibilità del credito per famiglie e aziende.
La seconda variabile è la qualità del credito — ovvero la capacità effettiva di famiglie e imprese di rimborsare quanto preso in prestito. Una crescita dei volumi di finanziamento non è necessariamente positiva se accompagnata da un deterioramento dei tassi di insolvenza. Su questo fronte, i dati dell’Abi vanno letti in parallelo con quelli della Banca d’Italia, che monitora la qualità degli attivi bancari e l’andamento dei crediti deteriorati.
La terza è il contesto macroeconomico generale: crescita del PIL, occupazione, fiducia delle imprese. Il credito non cresce nel vuoto — riflette le aspettative di chi chiede un prestito e di chi lo concede. Settembre 2026 consegna un segnale positivo; capire se reggerà dipende da come si evolverà il quadro economico italiano e europeo nei mesi a venire.
Il dato dell’Abi, insomma, è un punto di partenza utile per orientarsi — non un punto di arrivo. Ventuno mesi di crescita consecutiva sono un fatto: interpretarlo richiede di guardare anche a quello che i numeri aggregati, per loro natura, non dicono.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
