Alle Ogr di Torino, nel cuore di quello che un tempo era il grande stabilimento di manutenzione delle locomotive ferroviarie e che oggi è diventato uno dei poli culturali e innovativi più vivaci d’Italia, John Elkann ha lanciato una sfida che vale un decennio intero: portare Vento a supportare oltre mille imprese nei prossimi dieci anni. L’annuncio è arrivato in apertura della conferenza Wave by Vento, l’evento tech che segna l’evoluzione di quella che era conosciuta come Italian Tech Week, e che si è tenuto nell’ottobre 2026. Un obiettivo ambizioso — quasi cinque volte il risultato ottenuto nel primo decennio — che ridisegna il ruolo di Torino come laboratorio dell’innovazione italiana.
Dieci anni di Vento: 220 imprese, 3.000 posti di lavoro, 3 miliardi di valore
Prima di guardare avanti, vale la pena fermarsi sui numeri del passato. Vento — fondo di venture capital early-stage di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann — ha chiuso il suo primo decennio di attività con un bilancio concreto e misurabile: 220 aziende supportate, circa 3.000 posti di lavoro creati e approssimativamente 3 miliardi di euro di valore generato per le imprese accompagnate nel loro percorso di crescita.
Sono cifre che raccontano qualcosa di più di un semplice portafoglio di investimenti. Raccontano un ecosistema che si è costruito mattone dopo mattone, startup dopo startup — spesso partendo da idee ancora grezze, da fondatori alla prima esperienza imprenditoriale, da settori che il mercato tradizionale non era ancora pronto a finanziare. È questo il terreno su cui Vento ha scelto di operare: il rischio precoce, quello che gli investitori istituzionali tendono a evitare.
Il fatto che in dieci anni si siano creati tremila posti di lavoro non è un dato da leggere in modo astratto. Significa, concretamente, che una parte non trascurabile dell’occupazione qualificata generata nell’ecosistema tecnologico italiano ha una radice diretta o indiretta nell’attività di questo acceleratore startup torinese.
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L’obiettivo delle mille imprese: cosa significa davvero moltiplicare per cinque
Passare da 220 aziende supportate in dieci anni a oltre mille nel prossimo decennio non è una semplice progressione lineare. È un cambio di scala — e di metodo. Elkann, nella sua veste di presidente di Vento oltre che di CEO di Exor, ha posto questo traguardo al centro della conferenza Wave by Vento, segnalando che l’accelerazione non riguarda solo i volumi ma anche la capacità di identificare, selezionare e accompagnare le imprese in modo più efficiente.
Moltiplicare per cinque il numero di startup supportate in un arco temporale equivalente richiede almeno tre cose: più capitale da allocare, processi di selezione più scalabili e, probabilmente, un utilizzo più intensivo degli strumenti digitali — inclusa l’intelligenza artificiale — per gestire la complessità crescente del portafoglio. Non è un caso che la conferenza si inserisca in un momento in cui il dibattito sull’AI come strumento di supporto all’imprenditoria è al centro dell’agenda globale.
L’obiettivo delle mille imprese è anche un segnale politico ed economico rivolto all’esterno: a potenziali co-investitori, a fondatori che cercano un partner istituzionale, e a un territorio — quello piemontese e più in generale italiano — che ha bisogno di dimostrare di saper competere con i grandi hub europei dell’innovazione.
Wave by Vento: perché l’evoluzione dell’Italian Tech Week conta per l’ecosistema
La conferenza Wave by Vento non è solo un evento di networking. È la trasformazione di un format consolidato — l’Italian Tech Week — in qualcosa di più focalizzato e identitario. La scelta delle Ogr di Torino come sede non è casuale: lo spazio, già teatro di numerosi eventi legati all’innovazione, rappresenta fisicamente il racconto di una città che ha saputo reinventarsi dopo la crisi dell’industria manifatturiera tradizionale.
Torino ha costruito negli ultimi anni una reputazione crescente come polo dell’innovazione, con un ecosistema che comprende università tecniche di primo livello, incubatori pubblici e privati, e — appunto — la presenza di operatori come Vento che portano capitali e competenze manageriali alle prime fasi dello sviluppo d’impresa. Il ruolo di un acceleratore startup a Torino non si esaurisce nel finanziamento: include mentorship, accesso a reti internazionali, supporto alla strategia di crescita.
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Wave by Vento si posiziona come il momento in cui questo ecosistema si mostra al mondo, attira attenzione e — idealmente — catalizza nuovi flussi di talento e capitale verso il territorio. È una funzione che va oltre la singola conferenza: è costruzione di reputazione nel medio-lungo periodo.
Il ruolo di Exor e la logica dell’investimento early-stage
Vento non è un fondo qualsiasi. È lo strumento con cui Exor — holding quotata che controlla partecipazioni in realtà come Ferrari, Stellantis e altri asset internazionali — ha scelto di presidiare il segmento più rischioso e più potenzialmente trasformativo del mercato dei capitali: l’early stage, cioè le fasi iniziali di vita di un’impresa, quando il prodotto è ancora in costruzione e il mercato non è ancora dimostrato.
Questa scelta ha una logica precisa. I rendimenti potenzialmente più elevati del venture capital si concentrano proprio nelle fasi iniziali, ma richiedono una capacità di selezione molto alta e una tolleranza al fallimento altrettanto elevata. Su dieci investimenti early-stage, statisticamente solo uno o due producono ritorni significativi. Il fatto che Vento abbia generato circa 3 miliardi di euro di valore su 220 imprese in dieci anni suggerisce che la selezione ha funzionato — anche se non è possibile, dai dati disponibili, disaggregare quanta parte di quel valore sia concentrata in pochi casi di successo.
Ciò che è certo è che il modello — un acceleratore startup radicato a Torino ma con ambizioni e connessioni internazionali, sostenuto da una holding con la capacità finanziaria di Exor — rappresenta uno dei pochi esempi italiani di venture capital istituzionale con una storia decennale verificabile alle spalle.
Il prossimo decennio dirà se l’obiettivo delle mille imprese è un traguardo raggiungibile o una dichiarazione di intenti. Ma il punto di partenza — 220 aziende, 3.000 posti di lavoro, 3 miliardi di valore — è già, di per sé, una risposta concreta a chi sostiene che in Italia il venture capital non riesce a fare sistema. Torino, almeno su questo fronte, sta cercando di dimostrare il contrario — e lo fa con i numeri, non solo con le intenzioni. Per approfondire i dati e le dichiarazioni ufficiali, il comunicato originale è disponibile su Borsa Italiana.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
