Classificazione dei rischi d’impresa

La principale classificazione dei rischi, nell’ambito delle valutazioni aziendali e delle decisioni da parte del management, è quella tra i rischi diversificabili e i rischi sistematici (o sistemici). Il Rischio combinatorio, invece, trova il suo fondamento nell’eventualità che la combinazione tra i diversi fattori produttivi non avvenga secondo le modalità in cui i processi produttivi vengono realizzati e giudicati più convenienti. Il manifestarsi del rischio combinatorio non dipende tanto, dal rapporto di proporzionalità stabilito per la combinazione degli elementi della produzione, quanto dall’azione dei vari fattori di incidenza dei rischi, i quali necessitano di un certo margine di tempo per poter operare.
E’ evidente che, quanto più grande è l’intervallo che divide il momento della predisposizione dei mezzi, da quello di attuazione della combinazione, tanto maggiore sarà, l’azione dei fattori di incidenza dei rischi, e la probabilità che, il tipo di combinazione produttiva realizzato dall’azienda, sia errato. Il problema del rischio combinatorio va inquadrato nel divenire aziendale, durante tutta la gestione, tenendo conto delle mutevoli condizioni ambientali nelle quali l’azienda opera.

Rischi sistematici sono quei rischi legati a fonti di rischio sistematico. Sono fonti di rischio sistematico, le principali variabili macroeconomiche e/o finanziarie, quali l’andamento generale della economia, l’andamento dei tassi di interesse di mercato, e l’inflazione. Spesso le fonti di rischio sistematico sono “sintetizzate” da un unico fattore di rischio sistematico, detto rischio di mercato.

Il rischio di mercato viene a sua volta misurato dalle variazioni di un indice azionario globale, cioè rappresentativo del mercato azionario mondiali e di tutti i settori economici di attività.

I rischi che non sono legati a fonti di rischio sistematico sono detti “non sistematici” o diversificabili. Il termine diversificabile si riferisce al fatto che i rischi non sistematici possono essere eliminati attraverso il processo di diversificazione. Il processo di diversificazione consiste nell’assumere numerose variabili non correlate tra loro, al fine di ridurre la variabilità complessiva attraverso la compensazione dei rischi. Un rischio è “non sistematico” quando può essere eliminato dalla diversificazione, non quando è effettivamente eliminato dalla diversificazione. In taluni ambiti viene commesso l’errore di considerare “sistematici anche quei rischi diversificabili che sono assunti da un soggetto che non è in grado di diversificarli”. Ad esempio, la maggior parte dei rischi aziendali hanno una componente sistematica e una componente diversificabile.

La parte sistematica di rischio è quella parte di variabilità che dipende dall’andamento generale dell’economia e dei mercati finanziari, mentre l’altra parte, quella diversificabile, è specifica dell’azienda. Il rischio associato alle vendite di un’impresa è sistematico, nella misura in cui, l’andamento delle vendite dipende dall’andamento dell’economia, ed è diversificabile per la quota dipendente dall’andamento dello specifico settore di attività e dal posizionamento competitivo della singola impresa. Alcuni rischi, poi, non hanno alcuna componente sistematica: gli eventi naturali, per esempio (calamità naturali, terremoti, alluvioni, etc.).

La distinzione tra rischi diversificabili e sistematici è importante nell’ambito del Risk Management, (sul cui tema si approfondirà in seguito), in quanto l’atteggiamento degli individui e delle aziende nei confronti di queste due tipologie di rischi può essere differente. Solitamente si ritiene che, l’assunzione di rischi diversificabili sia preferibile rispetto all’assunzione dei rischi sistematici (positivamente correlati con l’economia e i mercati) e che l’assunzione di rischi anti-sistematici (negativamente correlati con l’economia e i mercati), sia preferibile rispetto all’assunzione degli stessi rischi diversificabili. Si possono individuare due motivazioni a questa “avversione” verso i rischi sistematici. In primo luogo, un rischio sistematico non si diversifica, cioè non si compensa con gli altri rischi aziendali, ma si aggrega ad essi. In secondo luogo, l’assunzione dei rischi sistematici permette di ottenere dei risultati positivi, negli scenari migliori dell’economia e dei risultati negativi, negli scenari peggiori dell’economia.

Secondo una importante classificazione dei rischi d’impresa, si distinguono i rischi puri, cioè quei rischi che offrono solo la possibilità di una perdita, dai rischi speculativi, quei rischi che offrono la possibilità di conseguire sia un utile sia una perdita. I rischi speculativi sono a loro volta distinti, a seconda che derivino dall’attività tipica d’impresa (rischi di business), oppure dalle attività finanziarie da essa derivate (rischi derivati). I rischi di business si distinguono in  strategici, operativi e finanziari. I rischi derivati si originano dall’attività di procacciamento dei mezzi finanziari per le imprese in deficit (rischi di struttura finanziaria), dall’attività di impiego dei mezzi finanziari per le imprese in “surplus” (rischio investimento), o dallo svolgimento congiunto dell’attività tipica e di procacciamento/impiego dei mezzi finanziari in deficit o in eccesso (rischio di asset-liability).

Infine, i rischi puri possono essere distinti in rischi sui beni aziendali, sulle persone, e di responsabilità.