Codice IBAN: cosa si cela dietro i 27 caratteri che lo compongono

Codice IBAN

Dal 1 febbraio 2008, una sequenza di numeri bancari è entrata prepotentemente nella vita di ogni singolo cittadino: il codice IBAN. Esso non è altro che l’acronimo di “International Bank Account Number” ed ha lo scopo di identificare un conto corrente bancario nonché il soggetto al quale lo stesso è intestato. Quando sia di fondamentale importanza, nonostante la composizione iban sia piuttosto lunga, lo si evince chiaramente nel mondo dei pagamenti. 

Grazie all’IBAN, infatti, è possibile inviare e ricevere soldi tramite bonifico bancario, un unico codice alfanumerico che ha sostituito i tre dati (codice abi, codice cab, numero di conto corrente) utilizzati sino al 2007 per effettuare trasferimenti di denaro da un istituto di credito all’altro. L’IBAN viene utilizzato per effettuare transazioni nazionali ed internazionali. Ed è soprattutto in quest’ultimo ambito che ha consentito di rendere più celeri e sicuri i trasferimenti di denaro tra nazioni diverse. 

Composizione IBAN: il caso dell’Italia

Essendo diventato, oltre all’intestatario del conto corrente ricevente, l’unico elemento indispensabile per effettuare un bonifico bancario, è opportuno sapere com’è composto un IBAN. Questo codice alfanumerico, infatti, non è frutto della fantasia, ma bensì  della risultanza di alcuni determinati fattori che lo rendono univoco e sicuro, grazie alle linee guida decise dalla ECBS (European Committee for Banking Standards).

Per quanto riguarda il nostro paese, la composizione iban è data dalla risultanza di 27 caratteri alfanumerici, con una struttura omogenea per tutti gli operatori del mondo finanziario italiano, che rendono più facile la comprensione dei codici presenti all’interno dell’IBAN stesso: grazie a queste caratteristiche comuni, è possibile comprendere se un codice iban sia corretto o meno. Un notevole miglioramento, in tal senso, rispetto a quanto avveniva un decennio fa. 

Analizziamo nel dettaglio com’è la composizione IBAN di un conto corrente, ipotizzando che  sia il seguente: IT 52 G 03111 54680 000000000001. Questo IBAN di pura fantasia, ci consente di spiegare tutte le codifiche presenti all’interno del medesimo. Le prime due lettere (IT) identificano la nazione dov’è accesso il conto corrente: tutti gli IBAN italiani, di conseguenza, iniziano con questa codifica. I rapporti bancari degli altri paesi europei più noti, invece, antepongono le seguenti lettere: DE (Germania); FR (Francia); GB (Inghilterra); ES (Spagna). 

I primi due numeri susseguenti al codice nazionale, nel nostro IBAN di fantasia identificato con 52, rappresentano il Control Internal Number, più noto, in ambito bancario, con l’abbreviazione CIN. La composizione iban, poi, prosegue con il BBAN (basic bank account number) che, nel nostro caso specifico, è così composto: G 03111 54680 000000000001. E’ facile intuire, di conseguenza, che il BBAN sia l’elemento più corposo di un codice IBAN. 

L’IBAN è un codice univoco: non è possibile personalizzarlo

Anche il BBAN, di conseguenza, contiene al suo interno più codici: nella composizione iban presa ad esempio, la lettera G, ossia il codice CIN nazionale, è il primo elemento del basic bank account number. I cinque numeri successivi, invece, rappresentano il codice ABI, ovvero il nome dell’istituto di credito dove è locato il conto corrente: ogni banca ne ha uno proprio, che si modifica, talvolta, in base ad eventuali cambi di denominazione dovuti a fusioni tra istituti di credito. 

Al codice ABI segue un ulteriore codifica di cinque cifre, nel nostro caso 54680, che identificano la filiale della banca e prende il nome di codice CAB, acronimo di “codice avviamento bancario”.  Esso, con tutti i distinguo del caso, può essere paragonato al CAP (codice avviamento postale), in quanto identifica il comune dove si trova l’agenzia di un istituto di credito. 

La composizione IBAN si conclude con le ultime dodice cifre, che rappresentano il numero di conto corrente: qualora fosse inferiore a 12 caratteri, al numero di conto corrente verranno anteposti altrettanti 0 per rendere omogeneo il codice IBAN, che, in ogni caso, non può essere modificato o personalizzato da parte del correntista.