Il governo richiede 10 miliardi di prelievo sulle banche nella manovra 2027. Giorgetti promette sostenibilità, ma l'ABI contesta la misura richiamando la Costituzione.
Il governo chiede alle banche di contribuire alla manovra di bilancio 2027 con un prelievo sulle banche da 10 miliardi di euro: una cifra che ha immediatamente scatenato le proteste dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, e aperto una frattura all’interno della stessa maggioranza. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha cercato di smorzare i toni, garantendo che la misura sarà sostenibile. Ma il duello politico e istituzionale è già aperto.
Cosa prevede il prelievo sulle banche nella manovra 2027
L’annuncio è arrivato a metà ottobre 2026, nel pieno del percorso parlamentare del disegno di legge di bilancio. Il governo ha confermato l’intenzione di richiedere un contributo straordinario al sistema finanziario, con un obiettivo quantificato in 10 miliardi di euro. Una cifra rilevante, che punta a incidere sugli utili che le banche italiane hanno accumulato negli ultimi anni grazie all’aumento dei tassi di interesse.
Giorgetti ha scelto parole rassicuranti: il prelievo sulle banche sarà sostenibile, ha dichiarato il ministro, e nessun istituto sarà messo in ginocchio dall’operazione. Un messaggio chiaramente rivolto sia ai mercati sia agli istituti di credito, preoccupati per l’impatto sui propri bilanci e sulla propria capacità di erogare credito.
Il ministro ha anche richiamato un argomento di sistema: le banche detengono nei propri bilanci miliardi di euro in BTP, i titoli di Stato italiani. Questo legame strutturale tra settore bancario e debito pubblico è una delle ragioni per cui Giorgetti ritiene che le banche abbiano un interesse diretto alla stabilità del sistema Paese — e, implicitamente, che uno spread sotto controllo sia anche nell’interesse degli istituti di credito.
La protesta dell’ABI e il richiamo alla Costituzione
La reazione dell’ABI non si è fatta attendere. Il presidente dell’associazione, Patuanelli, ha contestato la misura su basi che vanno ben oltre il semplice disaccordo di merito: ha richiamato la Costituzione italiana, che all’articolo 53 stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Il punto, secondo Patuanelli, è se un prelievo straordinario e mirato su una singola categoria — il settore bancario — rispetti davvero questo principio, o si configuri invece come una sorta di colpo fiscale incostituzionale.
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È un argomento tecnico-giuridico che potrebbe trovare spazio in un eventuale ricorso, ma che per ora serve soprattutto a segnalare la fermezza dell’ABI: il settore bancario non intende accettare passivamente una misura percepita come punitiva e discriminatoria.
Non è la prima volta che il governo italiano tenta di prelevare risorse straordinarie dalle banche. Nel 2023 una misura analoga — la cosiddetta tassa sugli extraprofitti — fu annunciata con grande clamore e poi ridimensionata in fase di conversione, dopo le pressioni del mercato e degli istituti di credito. Quel precedente pesa oggi sul dibattito, e spiega in parte perché Giorgetti abbia scelto toni più cauti rispetto a quelli usati allora.
La frattura nella maggioranza: Lega e Forza Italia su fronti opposti
La tensione non riguarda solo il rapporto tra governo e banche. All’interno della stessa coalizione di governo si registra una divisione netta: la Lega sostiene il prelievo sulle banche, mentre Forza Italia si oppone alla misura.
Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha invitato alla prudenza e al dialogo, chiedendo che prima di procedere si apra un confronto con il settore. Una posizione che riflette la tradizionale vicinanza di FI al mondo delle imprese e della finanza, ma che in questo momento crea un problema politico non trascurabile per la tenuta della maggioranza.
La Lega, invece, cavalca la misura come segnale di equità fiscale: se le banche hanno registrato utili record negli anni del rialzo dei tassi, è giusto che contribuiscano in modo più consistente alle finanze pubbliche. È un argomento che ha presa sull’opinione pubblica, ma che non risolve i dubbi tecnici sulla sostenibilità e sulla legittimità del prelievo.
Cosa rischia davvero il sistema bancario italiano
Al di là delle dichiarazioni politiche, la domanda concreta è: quanto peserà questo prelievo sulle banche sui bilanci degli istituti italiani? La risposta dipende in larga misura da come sarà strutturata la misura — dettagli che, al momento, non sono stati resi pubblici.
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Quello che è certo è che 10 miliardi di euro rappresentano una cifra significativa per il settore nel suo complesso. Le banche italiane hanno beneficiato di margini di interesse elevati negli anni scorsi, ma il ciclo dei tassi si sta modificando e la redditività futura potrebbe essere meno brillante. Un prelievo straordinario in questa fase potrebbe incidere sulla capacità degli istituti di rafforzare i propri buffer patrimoniali o di sostenere l’erogazione del credito a famiglie e imprese.
Per i correntisti e i risparmiatori, l’effetto diretto non è immediato: un prelievo sulle banche non si traduce automaticamente in commissioni più alte o tassi sui depositi più bassi. Ma se la misura comprimesse la redditività degli istituti in modo significativo, nel medio periodo potrebbero emergere effetti indiretti sul costo del credito o sulla qualità dei servizi. Sono scenari da monitorare, non certezze.
Il precedente del 2023 e le incognite sul percorso parlamentare
Il governo ha ancora davanti a sé l’intero percorso parlamentare della manovra. La storia recente insegna che misure di questo tipo vengono spesso ridimensionate o trasformate prima dell’approvazione definitiva — come accadde, appunto, con la tassa sugli extraprofitti del 2023, che fu modificata in modo sostanziale dopo le reazioni dei mercati.
Anche stavolta, il confronto tra esecutivo, Parlamento e settore bancario sarà determinante. Le dichiarazioni di Tajani aprono uno spazio negoziale che potrebbe portare a una versione ammorbidita della misura. L’ABI, dal canto suo, ha già indicato che intende far valere le proprie ragioni su tutti i tavoli disponibili, compreso quello costituzionale.
Per chi vuole seguire l’evoluzione ufficiale della manovra, il punto di riferimento resta il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dove vengono pubblicati i testi aggiornati del disegno di legge di bilancio.
Il cantiere è aperto. Nelle prossime settimane si capirà se il prelievo sulle banche sopravviverà nella forma attuale, sarà ridimensionato o trasformato in qualcosa di strutturalmente diverso. Quello che è già chiaro è che il settore bancario non resterà a guardare — e che la tenuta della maggioranza su questo punto è tutt’altro che scontata.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
